Disturbi relazionali: quando stare con gli altri diventa difficile
- Laura Totti
- 30 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Le relazioni sono una parte fondamentale della nostra vita: ci definiscono, ci sostengono, ci fanno crescere. Ma non sempre le cose vanno come vorremmo. A volte, stare in relazione con gli altri – che sia in famiglia, in coppia, al lavoro o con gli amici – può diventare fonte di disagio, frustrazione o sofferenza. In questi casi si parla di disturbi relazionali.

Che cosa sono i disturbi relazionali?
I disturbi relazionali non sono una diagnosi in senso stretto, ma indicano difficoltà ricorrenti nel creare, mantenere o vivere serenamente le relazioni interpersonali. Possono manifestarsi in modi diversi:
relazioni conflittuali o instabili,
difficoltà a fidarsi degli altri,
paura dell’intimità o dell’abbandono,
bisogno eccessivo di approvazione,
tendenza a isolarsi o a evitare il confronto.
Queste difficoltà spesso non riguardano un’unica relazione, ma si ripetono nel tempo e in diversi contesti, seguendo schemi profondamente radicati.
Da dove nascono le difficoltà relazionali?
Le nostre modalità di stare in relazione si formano precocemente, a partire dalle esperienze familiari e affettive dell’infanzia. Modelli genitoriali disfunzionali, mancanza di sicurezza emotiva, traumi relazionali o esperienze di rifiuto possono influenzare profondamente il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri.
Nel tempo, questi modelli si consolidano e diventano copioni relazionali: reagiamo in modo automatico, ripetendo gli stessi comportamenti anche quando non sono più utili o adeguati.
Come si manifestano?
I disturbi relazionali possono emergere in vari modi:
In coppia: relazioni instabili, gelosia ossessiva, difficoltà a comunicare, paure legate alla dipendenza o all’abbandono.
In ambito familiare: ruoli rigidi, conflitti irrisolti, difficoltà a separarsi o a trovare una propria identità.
Sul lavoro: difficoltà a collaborare, paura del giudizio, evitamento del confronto o eccessiva competitività.
Nelle amicizie: relazioni superficiali o conflittuali, isolamento, sentimenti di esclusione o delusione ricorrente.
Quando chiedere aiuto
Se ti accorgi che le tue relazioni sono fonte costante di sofferenza, che tendi a ripetere sempre gli stessi schemi o che ti senti “bloccato” nel tuo modo di stare con gli altri, potrebbe essere utile un percorso psicoterapeutico.
L’obiettivo non è “diventare perfetti”, ma riconoscere le dinamiche disfunzionali, comprenderne l’origine e sviluppare modi nuovi e più sani di entrare in contatto con gli altri.
Il ruolo della psicoterapia
Un percorso psicologico – in particolare con un approccio sistemico-relazionale – può aiutare a:
esplorare le relazioni significative della propria storia,
portare alla luce schemi ripetitivi,
lavorare sull’autostima e sui confini personali,
migliorare la comunicazione e la gestione dei conflitti,
costruire relazioni più autentiche, libere e soddisfacenti.
Conclusione
Le relazioni sono lo specchio attraverso cui conosciamo noi stessi. Quando diventano fonte di malessere, è importante non ignorare il disagio, ma ascoltarlo come un segnale di cambiamento possibile. Con il giusto supporto, possiamo imparare a vivere le relazioni con maggiore consapevolezza, equilibrio e libertà.





