Trauma psicologico: quando l’anima resta ferita
- Laura Totti
- 30 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Non tutte le ferite si vedono. Alcune si nascondono in profondità, nel cuore e nella mente, lasciando tracce silenziose che possono durare nel tempo. Il trauma psicologico è una di queste ferite invisibili: un’esperienza che scuote la persona nel profondo, mettendo in crisi il senso di sicurezza, identità e continuità con sé stessi e con il mondo.

Che cos’è un trauma psicologico?
Il trauma psicologico non è legato solo alla gravità dell’evento vissuto, ma soprattutto all’effetto che quell’evento ha avuto sulla persona. È la risposta soggettiva a qualcosa di troppo intenso, improvviso o prolungato, che ha superato le capacità della mente di comprenderlo e integrarlo.
Tra gli eventi potenzialmente traumatici troviamo:
incidenti, catastrofi naturali, aggressioni, lutti improvvisi;
violenze fisiche, psicologiche o sessuali;
abbandoni, trascuratezze, umiliazioni croniche;
esperienze infantili disfunzionali, anche non “clamorose” ma emotivamente impattanti.
Cosa succede dopo un trauma?
Dopo un trauma, la persona può sentirsi confusa, spaventata, impotente, “fuori dal corpo”. In alcuni casi, i sintomi si riducono con il tempo; in altri, il trauma resta “bloccato” nella mente e nel corpo, e può dar luogo a manifestazioni anche molto diverse tra loro:
sintomi fisici: tensione cronica, disturbi del sonno, stanchezza, dolori senza cause mediche;
emotivi: ansia, rabbia, senso di colpa, vergogna, difficoltà a fidarsi;
comportamentali: evitamento di situazioni o persone, isolamento, reazioni impulsive;
cognitivi: flashback, vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione;
nei casi più gravi, disturbo post-traumatico da stress (PTSD).
Il trauma non elaborato
Un trauma non elaborato può influenzare profondamente il modo in cui una persona vive le relazioni, il lavoro, le emozioni e il rapporto con sé stessa. Può portare a schemi ripetitivi di sofferenza, come la scelta inconscia di relazioni disfunzionali, l’autosvalutazione o il bisogno di controllo. Spesso chi ha vissuto un trauma tende a “tenere tutto dentro”, magari perché non trova le parole, o perché ha paura di non essere compreso.
Guarire è possibile
Il trauma non è una condanna. Anche se lascia un segno, è possibile attraversarlo, integrarlo e trasformarlo. La psicoterapia è uno spazio sicuro in cui dare voce alla sofferenza, ricostruire un senso di coerenza interna, ritrovare fiducia in sé stessi e negli altri.
Approcci come la psicoterapia sistemico-relazionale, l' EMDR (Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), la mindfulness o il lavoro sul corpo (come il somatic experiencing) si sono rivelati efficaci nell’aiutare le persone a elaborare il trauma.
Conclusione
Il trauma psicologico non definisce chi siamo, ma fa parte della nostra storia. Chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma di coraggio e desiderio di vita. Non c’è un tempo giusto per guarire, ma ogni passo verso la consapevolezza è già parte della cura.





